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Al CES 2020 Google punta sulla persuasione occulta

Google ce l’ha fatta ancora una volta. Anche se non ami la società di Brin e Page sei costretto a usare i suoi ubiqui (ed eccellenti) servizi. Anche se vuoi resistere alla tentazione di utilizzare il suo assistente vocale, per evitare che anche la tua voce e i tuoi segreti finiscano in pasto al grande fratello, lei non soltanto ti rende tutto più facile, addirittura te lo rende simpatico, divertente, quasi un amico di famiglia. Questo è il senso della presenza di Google al Ces 2020, con il suo enorme stand su cui campeggia la scritta “Hey Google”.

Chi è al Ces, infatti, può scegliere di essere protagonista di un racconto costruito attorno all’assistente vocale. La storia è quella di marito e moglie che vogliono andare a mangiare al ristorante il piatto più richiesto in città: un burrito con la burrata e il risotto (insomma una di quelle porcherie all’americana). Naturalmente i piani andranno storti e toccherà a chi entra in questa storia aiutare i coniugi impartendo una serie di ordini all’assistente vocale. Niente di ché se non fosse che la storia, oltre che molto divertente è raccontata attraverso una serie di ambienti perfettamente ricostruiti in cui compaiono gli oggetti che si possono usare con Google, come se fosse un film in cui il product placement la fa da padrone. A un certo punto si deve andare in auto verso il ristorante e interagire con il touchscreen e la voce, oppure più avanti nella storia andare a da un negozio di alimentari per comprare gli ingredienti del piatto (il ristorante era pieno) e usare Google per chiedere la ricetta e convertire le once in grammi.

La sorpresa più grande e divertente, in mezzo a un mare di trovate, avviene quando la narratrice della storia che pensavamo fosse una voce registrata si rivolge a noi e capiamo che da qualche parte ci scruta attraverso telecamere come, appunto, un Grande fratello. Eppure quando si esce sghignazzando dal racconto interattivo non si vede l’ora di dire “Hey Google”.

Tutto questo viene offerto all’interno di un padiglione in cui completata l’esperienza si può vedere la miriade di prodotti su cui oggi funziona l’assistente vocale: tapparelle, specchi smart, altoparlanti, auto eccetera. Nell’atmosfera ilare di persuasione occulta finiscono quasi in secondo piano gli annunci che l’azienda ha fatto alla stampa: presto l’assistente permetterà di attivare compiti abitudinari, come accendere tutti i giorni la macchina del caffé alle 7, consentirà di leggere pagine web con espressività quasi umana e anche di tradurle in molteplici lingue, di lasciare note vocali condivise per far sapere al proprio partner che abbiamo portato noi il gatto dal veterinario.

E soprattutto si potrà accedere con la voce alle impostazioni sulla privacy per chiedere a Google di cancellare le registrazioni per esempio dell’intera settimana o del mese scorso, oppure se ci si rende conto che l’assistente si è attivato da solo, dirgli “Hey Google, questo non dovevi ascoltarlo”, attivando l’immediata cancellazione di quanto appena registrato. Tutte funzioni di cui è facile dimenticarsi quando si esce dallo stand di Google felici come spettatori di uno show interattivo di Broadway, magari lasciando la scena da uno scivolo che ti proietta in mezzo a un mare di palline.

Fonte: Wired

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