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Arriva Conneggs, il social per le donne che non riescono a restare incinta

È un sito dove le aspiranti mamme con problemi di infertilità o che stanno cercando una gravidanza possono incontrarne altre nella stessa condizione, per confrontarsi e incoraggiarsi.

Il figlio, tanto desiderato, non arriva. Ma, quando ci si confronta con i parenti o con gli amici che non hanno vissuto questo tipo di difficoltà, spesso il problema viene liquidato in fretta, banalizzato. All’angoscia dell’infertilità, allora, si aggiunge la sofferenza di non essere compresi, di sentirsi soli ad affrontare un percorso difficile. Per questo motivo è nato Conneggs, il primo social network sulla fertilità e la procreazione medicalmente assistita, lanciato dalla start up romana Mabu s.

r.l. È un luogo dove le donne (rigorosamente solo loro) che hanno problemi di infertilità o che stanno cercando una gravidanza possono incontrare altre aspiranti mamme nella stessa condizione, per confrontarsi, scambiarsi consigli, incoraggiarsi.

L’idea è venuta a Steffi Pohlig, 37 anni, tedesca, che vive in Italia da 20 anni ed è madre di due bambini, Margherita e Tommaso, nati grazie a tecniche di procreazione medicalmente assistita. «Conneggs è nato da una mia esigenza personale. Volevo creare un luogo per le donne che hanno problemi di infertilità, un luogo anonimo dove possono parlarsi, ascoltarsi, confrontarsi e scambiarsi idee in cui il problema della fertilità, o della gravidanza che non arriva nei tempi desiderati, non venga sminuito o banalizzato». Lei ci è passata: «Quando ho scoperto che non riuscivo a fare un figlio mi sono trovata sola e ho vissuto anni pieni di solitudine e isolamento: non uscivo più e non volevo vedere più nessuno anche perché quando non riesci a rimanere incinta tutti, amici e parenti, ti incoraggiano dicendoti: “Vedrai che adesso viene, devi solo rilassarti”. Però non è così facile e il problema viene sempre sminuito. Ecco, mi piacerebbe che Conneggs diventasse un luogo dove non solo si possono scambiare esperienze, emozioni e paure ma anche un luogo dove le donne si possono fare forza e coraggio a vicenda, pur non conoscendosi. Un luogo dove la solitudine non esiste più».

Secondo le stime, nel nostro Paese più del 15% delle coppie soffre di infertilità. Il tasso di fecondità totale nel 2018 è stato di 1,32 figli per donna, il più basso, insieme alla Spagna, nell’Unione europea. In Italia una coppia su cinque non riesce ad avere figli in modo naturale e si affida alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Nel 2017, sulla base degli ultimi dati del Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità, sono state 78.366 le coppie italiane trattate con tecniche di procreazione medicalmente assistita di primo, secondo e terzo livello.

Per le donne che affrontano la procreazione medicalmente assistita, la condivisione è fondamentale: «Riuscire a condividere con altri la propria situazione», spiega Cecilia Mencacci, medico chirurgo specialista in endocrinologia e malattie del ricambio presso l’European Hospital di Roma, «aiuta le donne a ridurre i loro livelli di ansia e preoccupazione».

A Conneggs ci si può iscrivere gratuitamente scaricando l’app dall’App Store e da Google Play, oppure registrandosi sul sito www.conneggs.com. Le utenti creano un profilo completamente anonimo e accedono alla loro personal page, dove possono leggere tutti i post pubblicati dalle altre donne sui gruppi predefiniti ai quali decidono di iscriversi. Attualmente il social ne ha 9: ad esempio, quello dedicato al monitoraggio dell’ovulazione o quello sull’inseminazione intrauterina. Su Conneggs ci sono anche i Calendar groups ai quali le utenti possono accedere inserendo la data di un inizio trattamento, che può essere la stessa di altre donne, con cui iniziare un cammino insieme. Una volta concluso il ciclo di 32 giorni, si confluisce nei gruppi di follow up, formati da donne incinte e mamme. Inoltre chi vuole può creare dei gruppi personalizzati, chiamati Custom groups, e c’è anche la chat interna dove le utenti possono chiacchierare face to face.

Fonte: Vanity Fair

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