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Ecco come usare le app di Google per chi ha una disabilita’

Esiste un “diritto alla tecnologia” per le persone diversamente abili? Si stima che al mondo siano un miliardo le persone colpite da qualche forma di disabilità fisica, sensoriale o cognitiva. Anche loro, come tutti, usano smartphone, pc e tablet. O almeno ci provano. Già, perché se sotto alcuni aspetti la tecnologia ha indubbiamente semplificato la loro vita – si pensi ai non vedenti, che possono muoversi con relativa facilità da un posto all’altro seguendo la voce di Maps – su un piano più generale l’accessibilità agli strumenti digitali pone seri problemi.

Chi ha una disabilità visiva, per esempio, per leggere ciò che è scritto su uno schermo ha bisogno di speciali software detti screen reader, basati sulla sintesi vocale, o di periferiche capaci di tradurre il contenuto in braille. I non udenti non possono apprezzare un video o un podcast privo di trascrizione, chi non muove gli arti superiori deve affidarsi ai comandi vocali per digitare o cliccare. In questa direzione vanno alcune soluzioni messe in campo da Google a favore delle persone con disabilità.

Android per tutti

“La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle accessibili e utili – esordisce Brian Kemper, Accessibility Product Manager di Android – e un elemento chiave per raggiungere questo obiettivo è realizzare tecnologie che funzionino per tutti. Per noi l’accessibilità è un diritto umano, e un principio basilare è l’indipendenza: nessuno dev’essere costretto a contare su altri per usare Android”.

A questo scopo il sistema operativo di Google ha ideato un pacchetto di applicazioni, la Android Accessibility Suite. Per i non vedenti c’è la funzione “Seleziona per ascoltare”: toccando gli elementi sullo schermo, il sistema li legge o li descrive ad alta voce. Ma anche TalkBack, uno screen reader sviluppato da Google e integrato nei dispositivi Android. Con l’app Accesso vocale, invece, si può usare la voce per controllare il dispositivo, aprendo app, navigando e modificando testi.

L’offerta per chi ha disabilità uditive

Ma le soluzioni più avveniristiche sono quelle pensate per i disabili uditivi, che, ricorda Kemper, “al momento sono 466 milioni, una persona ogni 15, ma diventeranno 900 milioni entro il 2055. Nella fascia 65-74 anni, in particolare, 1 persona su 3 non  sente o ha difficoltà d’udito”.

L’ultima funzione sviluppata dal team di Android è “Live caption” (“Didascalie istantanee”), lanciata a metà ottobre e finora disponibile soltanto in inglese sugli smartphone Pixel 4 di Google. Riproducendo un contenuto audio o video sul telefono, il sistema genera in automatico le didascalie corrispondenti. Utile per chi non sente, com’è ovvio, ma anche per chi si trova in contesti in cui non è opportuno attivare l’audio. Con “Trascrizione istantanea”, invece, lo smartphone trascrive ciò che sente all’esterno. Tutto, non solo le parole: “Come vedete, il sistema riconosce nel dettaglio la punteggiatura, ma anche eventi sonori come un applauso o un fischio”, spiega Kemper, mentre i suoni corrispondenti compaiono in tempo reale sullo schermo. Così si riesce ad avere un’interazione fluida tra udenti e non udenti anche senza usare il linguaggio dei segni.

Per chi invece ha problemi uditivi più o meno gravi, Google mette in campo due diverse applicazioni. Una è “Amplificatore”, con cui si possono amplificare, a scelta, i suoni in riproduzione sullo smartphone o quelli provenienti dall’esterno: una sviluppatrice spiega che lei lo usa per guardare la tv a bassissimo volume mentre il suo bimbo dorme, “potenziando” il suono attraverso le cuffie. Non solo, ma dallo schermo si possono modificare le frequenze del suono e l’intensità dell’effetto a proprio piacimento. Con Hearing Aid Support, invece – non ancora disponibile in Italia – chi usa un apparecchio acustico può collegarvi direttamente lo smartphone, senza bisogno di dispositivi intermediari. A seconda del tipo di apparecchio e della versione di Android installata, più o meno di queste funzioni si troveranno già inserite nel menu “Accessibilità”: le mancanti, comunque, sono scaricabili dal Play Store, fatta eccezione per Live Caption e Hearing Aid Support che, come già detto, non sono ancora disponibili nel nostro Paese.

Il prototipo

Gli ingegneri di Google hanno mostrato anche un prototipo: si chiama DivA (Diversely Assisted) ed è pensato per i disabili cognitivi, che possono trovare difficoltà a memorizzare operazioni complesse. A brevettarlo è stato Lorenzo Caggioni, sviluppatore 39enne, come soluzione per la disabilità del suo fratellino Giovanni, affetto da cataratta congenita e sindrome di Down.

“Giovanni è sia disabile visivo che cognitivo”, spiega Lorenzo, “e nonostante ami la musica, per riprodurre un semplice video su YouTube ha bisogno di un’altra persona. DivA è un pulsante fisicamente collegato ad un dispositivo, con una singola operazione memorizzata al suo interno: premendolo, Giovanni può ordinare all’assistente di Google di riprodurre i suoi brani preferiti”. Per chi vede, poi, le potenzialità sono ancora maggiori: nella home di Android compaiono i cosiddetti Action Blocks, pulsanti digitali che corrispondono ad azioni anche piuttosto complesse, come ad esempio “chiama Uber e riportami a casa”. Un aiuto importante per disabili cognitivi, ma anche, più semplicemente, per persone anziane e poco avvezze alla tecnologia.

Fonte: Wired

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