Blog

L’Italia che sapeva sognare: siamo noi gli inventori del primo PC

Ci sono storie che meritano di essere nuovamente raccontate, anche se l’argomento è già stato trattato a sufficienza, tramite decine di articoli, libri, film e documentari. Ci sono storie che ci ricordano una Italia ambiziosa, colta ed innovativa, altruista ed inclusiva, e capace, nonostante le difficoltà, di saper sognare.

Ecco come un piccolo gruppo di persone sia riuscito ad entrare nella storia dell’elettronica e dell’informatica in Italia e nel mondo, grazie anche all’influenza di uno dei più grandi imprenditori che il nostro paese abbia mai avuto: Adriano Olivetti. Ecco come un piccolo gruppo di persone della Olivetti hanno contribuito a creare quello che è stato giustamente definito il primo personal computer al mondo: sì, prima ancora della Apple e della IBM, ma soprattutto prima della Hewlett-Packard (che è stata la prima a copiarlo).

In quegli anni Olivetti era conosciuta per i suoi prodotti di alta e raffinata elettromeccanica, grazie soprattutto all’ingegno e all’innovazione di Natale Capellaro, entrato all’Olivetti come apprendista operaio, a cui poi fu assegnata la direzione centrale tecnica dei progetti. Per intenderci, è sua la gloriosa Divisumma 14, attualmente esposta al MoMA di New York, come esempio di alto design italiano. Correva l’anno 1949 quando il premio Nobel della fisica, Enrico Fermi consigliava ad Adriano Olivetti – durante una sua visita negli stabilimenti di Ivrea – di puntare sull’elettronica, perché negli Stati Uniti, dove Fermi lavorava, era la tematica calda del momento. E fu sempre Fermi, a consigliare all’Università di Pisa di usare i 150 milioni di lire raccolti inizialmente per la realizzazione di un sincrotrone per la costruzione di quella che sarà poi chiamata “CEPCalcolatrice Elettronica Pisana” (qui un bellissimo carteggio storico tra il Magnifico Rettore dell’Università di Pisa Avanzi e il premio nobel Enrico Fermi). In tutto questo è opportuno ricordare il ruolo fondamentale che ebbe il matematico Alessandro Faedo, che dopo aver raccolto i 150 milioni, si adoperò per la nascita e l’evoluzione della CEP, oltre che istituire il CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) dal quale è poi nato il corso di laurea in Scienze dell’informazione.

Interessante notare che anche il Politecnico di Milano, grazie al professor Luigi Dadda, si dotò di un simile calcolatore ma comprandolo direttamente dagli Stati Uniti. Il progetto pisano aveva un’altra valenza perché costruendoselo da soli, poterono acquisire anche il necessario know-how ancora inesistente in Italia. Adriano Olivetti, che era sempre sul pezzo, ci mise soldi e persone su questa iniziativa universitaria, ma poi capì che per motivi di business, era necessario costruirsene una in casa propria. E così fece, mettendo a capo del neonato Laboratorio Ricerche Elettroniche Olivetti, Mario Tchou, un carismatico ingegnere nato a Roma ma di origini cinesi, che all’età di 28 anni già insegnava alla Columbia University di New York. Nasce così la famosissima Elea 9001, per arrivare ben presto alla Elea 9003 che era completamente a diodi e transistor, probabilmente la prima calcolatrice al mondo costruita con questa tecnologia (quelle precedenti avevano ancora parti significative a valvole). Correva l’anno 1959 e l’Italia, grazie alla gestione visionaria di Adriano Olivetti e grazie alla bravura di Mario Tchou, era la prima potenza mondiale nel campo elettronico/informatico.

Nel 1960 a causa di una emorragia cerebrale, muore improvvisamente Adriano Olivetti e un anno dopo morirà, in un incidente stradale, Mario Tchou, capo della divisione elettronica. In quegli anni la Olivetti subiva una crisi economica, a causa anche dell’acquisizione (ambiziosa ma probabilmente poco accurata) della concorrente statunitense Underwood Typewriter Company. Per questi motivi e anche per delle faide interne alla famiglia Olivetti, che sono emerse subito dopo la morte di Adriano, l’azienda subì una profonda crisi economica che la portò dritta dritta ai cosiddetti “capitani coraggiosi” della Fiat e di Mediobanca, con Cuccia e Valletta. Quest’ultimo dissi agli azionisti FIAT che “L’Olivetti è strutturalmente solida e potrà superare senza grosse difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”. E così fu fatto: tutta la divisione elettronica dell’Olivetti fu svenduta all’americana GE (General Electric). Tutto tranne un progetto “clandestino” non appetito alla GE, un’idea, l’ultimo sogno che ben incarnava la visione di Adriano, portato avanti con testardaggine dal figlio Roberto e affidata alla sapiente mente dell’ingegner Perotto.

Comincia così un’avventura che porterà questo piccolo team a rivoluzionare nuovamente, dopo il successo dell’ELEA 9003, il panorama tecnologico a livello mondiale. Furono infatti capaci, dopo soli 3 anni, di produrre quello che sarà poi definito il primo personal computer della storia: per intenderci, anche se con una architettura del tutto differente, il primo Apple di Steve Jobs fu presentato dopo ben 10 anni. Il computer chiamato Programma 101 (o anche P101, che prima dell’assegnazione del nome commerciale era chiamato “Perottina” in omaggio all’ingegner Perotto) sebbene pesasse circa 30 Kg era comunque così piccolo da poter essere messo sopra una scrivania, rispetto ai mainframe di quel momento che erano grandi come campi da tennis.

Dal punto di vista tecnologico, mi ricorda Garziera, furono molte le novità introdotte nella P101, tutte dettate dai limiti che si erano imposti. Per mantenere ridotte le dimensioni e per ridurre il costo al minimo, decisero di utilizzare, per la memoria, una tecnologia degli anni 40, la cosiddetta “memoria magnetostrittiva“, anche conosciuta come “memoria a linea di ritardo”. Per salvare i programmi fatti, e quindi non perderli una volta spenta la macchina, decisero invece di usare la “cartolina magnetica”, antesignana di quello che poi sarà il floppy disk, anche se all’epoca questa includeva al massimo 240 caratteri (120 per lato). La tastiera invece rimase meccanica, e su questo la Olivetti aveva certamente qualcosa da dire. Altre novità furono la stampantina associata, che altri ingegneri avevano già fatto e messo in un armadio, perché nessuno ne aveva trovato un possibile utilizzo, e il linguaggio di programmazione, minimo ma pulito nella sua architettura. Tutto questo fece della P101 una calcolatrice “general purpose”, ovvero programmabile e adattabile per ogni uso che se ne volesse fare.

Questo piccolo team della Olivetti inventò il primo personal computer al mondo (anche il termine fu coniato in Italia prima degli americani: “computer personale”) ma il management della Olivetti, escluso Roberto Olivetti che aveva nel DNA lo spirito innovatore e visionario del padre Adriano, continuava a non crederci. Correva l’anno 1965 e l’Olivetti decise di portare la P101 al BEMA di New York, ma relegandola in una saletta defilata, giusto per far vedere che erano proiettati anche loro verso il futuro. Destino volle che quella saletta fosse la più visitata della fiera, tanto da dover ricollocare la P101 al centro dello Stand e mettere un servizio d’ordine per regolarne l’accesso, perché tutti erano incuriositi di come un computer potesse entrare su una scrivania (si narra che molte persone insospettite cercassero cavi nascosti, credendola collegata a qualche mainframe). La stampa americana la salutò come “il primo computer da tavolo nel mondo”, insomma un successo planetario. Di questa P101 sono stati venduti più di 44.000 esemplari, di cui alcuni finirono alla NASA per facilitare i calcoli di traiettoria per l’atterraggio lunare. L’HP mise in produzione, due anni dopo, un modello (HP 9100) che copiò l’idea della P101, in particolar modo la sua scheda magnetica. Per questo, in fase di contestazione, accettò di pagare una royalty alla Olivetti di ben 900.000 dollari.

Fonte: ilSole24Ore

Funneling marketing: una content strategy per ottimizzare il funnel
Mozilla lancia un sito per creare video e contenuti in realta' virtuale
× WhatsApp Available from 09:00 to 23:00